lunedì 26 maggio 2008

Ass. Cult. Michele La Ginestra
presenta
Marco Zadra
in
”Il Mistero del Calzino Bucato”
Testo e Regia: Marco Zadra
Cast: Marco Zadra, Marco Spampy, Alessandro Procoli e company
Al pianoforte: Fabrizio Siciliano
10 e 11 giugno 2008
Teatro Italia Via Bari, 18
Tel. 06.44.23.92.86
Posto unico 18,00 euro Biglietto ridotto (under 18) 14,00 euro
Prenotazione biglietti presso il teatro (06.44.23.92.86)
e online (Green Ticket, Happy Ticket, Ticket

Il “Mistero del Calzino Bucato” è ormai considerato un vero e proprio “cult” della comicità a Roma.
Dopo il successo al Teatro Sette nel 2003 (record di incassi e ampio riscontro da parte della critica) e due mesi di repliche alla sala ”Ridotto del Brancaccio” con la direzione artistica di Gigi Proietti, questa volta l’appuntamento sarà al Teatro Italia il 10 e l’11 Giugno 2008.
L’esilarante giallo “anglo-romano” firmato, diretto e interpretato da Marco Zadra, andrà in scena con una nuova versione esplosiva che travolgerà il pubblico con un testo aggiornato e ricco di novità e, tra gags a ripetizione, colpi di scena e risate a non finire, inchioderà letteralmente gli spettatori alla poltrona.
Sul palco, insieme a Marco Zadra, un cast di altri 20 bravissimi attori.
Siamo in Inghilterra, fuori piove e una nebbia malefica avvolge la mente dell’Ispettore Pendleton che si trova a dover risolvere uno dei casi più complicati della sua lunga carriera di segugio presso Scotland Yard.
Il 25 Dicembre viene ucciso, in circostanze misteriose, Lord Timothy Pinkerton, uno degli uomini più ricchi di Londra.
Unico indizio: un “sinistro” calzino destro bucato in corrispondenza del ditone.
I sospetti cadono sui nipoti di Lord Pinkerton, destinati ad ereditare l’immensa fortuna dello zio, ed inizia così una serie di delitti e colpi di scena che contribuiranno a rendere ancor più misteriosa l’atmosfera di quello che, ancora oggi, viene considerato il più classico dei gialli.
Ambientato in una tipica casa inglese abitata da personaggi strani che si alternano sulla scena: l’immancabile maggiordomo (Marco Zadra), una cameriera non proprio “inglese”, un pianista cieco, una vecchia zia rimbambita, dei nipoti avidi e, soprattutto, un feroce quanto insospettabile assassino destinato, prima o poi, a finire nella trappola tesagli da Scotland Yard!
Esibizioni canore … balli improbabili … acrobazie … inseguimenti … sparatorie … risse da saloon … situazioni esilaranti … tanta suspence: sono questi gli ingredienti di una commedia divertente per un pubblico di tutte le età.



Figlio d’arte, cresciuto in un ambiente musicale, Marco Zadra ha trovato nel teatro lo sbocco naturale di una passione derivata da una sensibilità estrema, frutto di quei valori che i suoi genitori hanno saputo trasmettergli attraverso la musica classica. Il papà era infatti il noto pianista argentino Fausto Zadra; la mamma è Marie Louise Bastyns, belga, anche lei pianista di fama internazionale.
I lunghi periodi trascorsi all’estero per seguire i genitori nelle loro tournèe hanno permesso a questo attore, eclettico e recettivo, di conoscere ed assorbire forme d’arte e sfumature di carattere socioculturale così diverse dalla nostra da renderlo un artista completo ed originale.
In questo modo Zadra ha potuto affinare la tecnica recitativa attraverso la ricerca di uno stile personale che gli ha permesso di realizzarsi, non solo come interprete, ma anche come autore e regista di numerosi spettacoli comici che, nel 2003, lo hanno portato ad inaugurare la sala ”Ridotto del Brancaccio” per volere dell’allora direttore artistico Gigi Proietti e, successivamente a collaborare, come attore, con lo stesso Proietti nei suoi ultimi successi teatrali: “Serata d’Onore”, “Serata D’Onore Tour” e “Ma l’amor mio non muore”.
L’esperienza di palco ed il confronto umano ed artistico con questo grandissimo attore hanno consentito a Zadra di cimentarsi in repertori sempre più virtuosi, come i suoi ultimi monologhi: “Grazie le faremo sapere”, “Così parlò Zadrathustra” e “Zadriskie Point”, caratterizzati da uno stile leggero e da una comicità raffinata con i quali Zadra ha conquistato i consensi e le simpatie di un pubblico letteralmente entusiasta.
Marco Zadra ha all’attivo numerose parodie e commedie teatrali – da lui dirette e interpretate – ed esilaranti spettacoli di cabaret in coppia con Marco Spampy con cui, nel 1999, ha costituito il duo comico “Spampy & Zadra”.
Marco Zadra ha maturato una lunga esperienza in campo teatrale anche come insegnante e attualmente è impegnato come docente presso la scuola di teatro del “Teatro Sette” diretta da Sergio Zecca e Michele La Ginestra.





martedì 20 maggio 2008

Zadriskie point - tris

Comiche confessioni d’attore tra provini e corsi di dizione

Confessioni di un attore brillante afflitto da disturbi psicosomatici. Dopo il successo della scorsa stagione, torna in scena a grande richiesta al teatro Sette Zadriskie point scritto, diretto e interpretato da Marco Zadra nel quale il comico ripercorre le tappe fondamentali del suo percorso accidentato verso l’essere artista. Tra attacchi di panico, distonie neurovegetative e farmaci dai nomi improbabili ecco riproposti, in un’ora e mezza di assoluto divertimento, 20 anni di attività teatrale. Il tutto in una formula vivace e colorata che evita accuratamente le trappole e le insidie dell’abusato «one man show». Traumi infantili (quanti danni ha fatto il libro Cuore…) e lezioni di dizione (gli esilaranti annunci di Trenitalia in tutti i dialetti), un tg per sordomuti e una irresistibile cena a lume di candela tutta recitata coi nomi dell’atlante geografico (il pezzo migliore dello spettacolo), cartoni animati e favole (c’è anche una Biancaneve baciata dal Principe azzurro), nevrosi e autostima, un tango disarticolato tutto da ridere, motteggi, improperi d’antan e una suonata al pianoforte che omaggia le comiche prima del magico finale. Dinamico, versatile ed elegante, Zadra si cuce addosso uno spettacolo pieno di trovate e punteggiato di citazioni cinematografiche a partire dal titolo che trasforma il film di Antonioni in un jazz-café. Storia di un attore condannato al sorriso, Zadriskie point è un surreale viaggio nelle dinamiche interne di un uomo-personaggio impegnato a portare in scena genio, follia e talento.
Sul palco, impegnati in travestimenti e macchiette recitano anche Tiko Rossi Vairo, Antonella Salerno, Andrea Buffa, Barbara Marzoli e Gianluca Mandarini.
Repliche fino al 3 febbraio.

tratto da "Il Gionale"

Alcune locandine












Un viaggio nell'aldilà fra il serio e il faceto


NOSTRA INTERVISTA a Marco Zadra impegnato al teatro Sette con "Così parlò Zadrathustra". Un monologo scritto, diretto ed interpretato dall'attore romano. Fino al 25 gennaio

Simona Rubeis

Roma, 6 gennaio 2004 - La morte arriva all'improvviso ed il viaggio verso l'adilà, in attesa di conoscere la destinazione finale, diventa l'occasione per riflettere su sé stessi, sull'esistenza appena conclusa, sui peccati commessi. Un percorso singolare quello seguito dall'attore sul palcoscenico, spunto di riflessione anche per lo spettatore comodamente seduto in poltrona, che può lasciarsi guidare dagli input proposti meditando, a suon di risate, su tematiche di grande importanza.
Fino al 25 gennaio, il teatro Sette ospita "Così parlò Zadrathustra", lavoro scritto, diretto ed interpretato da Marco Zadra, che recentemente ha concluso le repliche di "Splash!" al Brancaccino. Ironico e simpatico, l'attore romano non manca di sensibilità se è vero, com'è vero, che l'incasso dello spettacolo verrà devoluto al "Progetto adozioni a distanza T7Sf Missione Mozambico" e alla costruzione di un centro di prima accoglienza sanitaria nel paese africano. Progetti, questi ultimi, che rientrano fra le priorità dell'attività artistica del palcoscenico di via Benevento.

Zadra, di cosa parla esattamente questo lavoro?
"I tanti argomenti trattati hanno un filo conduttore. Ad un certo punto, io mi rendo conto di essere morto e comincio a sentire una voce fuori campo. Attraverso un'analisi approfondita dei dieci comandamenti, parlo di tutti i miei peccati".

È uno spettacolo drammatico?
"È un monologo a tratti comico e a tratti tragico. Io cerco di fare da specchio agli spettatori che possono riconoscersi nei difetti trattati. Nell'epilogo finale lascio un dubbio sul fatto che io sia realmente morto...forse si trattava solamente di un sogno!".

In passato lei ha proposto prevalentemente commedie brillanti. Questo è un genere un po' diverso?
"Sì, è una scelta dettata dal momento. Ho scritto il testo nel 2001. Poi mio padre è improvvisamente venuto a mancare ed io non ho più avuto il coraggio di metterlo in scena. Ora sento di farlo".

Perché l'idea di devolvere il ricavato ai bambini del Mozambico?
"Per un fatto di coerenza. In 'Così parlò Zadrathustra' lancio al pubblico ora un sasso, ora una risata. Per cui, avrei avuto la sensanzione di essere quasi blasfemo nel dire tante belle cose e poi intascare l'incasso. È stata una scelta istintiva".

Lei ha appena finito di lavorare in "Splash!", al Brancaccino. Cosa pensa di quella esperienza?
"Lo spettacolo è andato bene, anche se all'inizio abbiamo avuto un po' di sfortuna per questioni di carattere tecnico. Poi, Gigi Proietti (direttore artistico del teatro, ndr) è venuto a vedere la terz'ultima replica, è salito sul palco e ci ha fatto dei bellissimi complimenti. Fra l'altro ci ha anche detto: 'Siete maturi per la sala grande, è arrivato il momento di cominciare a pensarci'. Ora Proietti vorrebbe collaborare con me per uno spettacolo rivolto al pubblico dei bambini: 'Pippi Calzelunghe'. Il fatto che io abbia insegnato per tanti anni a scuola e che abbia due bambini piccoli, mi porta a conoscere piuttosto bene l'umorismo infantile, che poi è quello che ritorna nei miei spettacoli".

Parlando di lei, Proietti ha detto, "mi interessa molto come attore e come autore, ma anche per la sua veste organizzativa. Marco, infatti, è un grande appassionato di teatro. E a me piace molto usare persone che non sono 'professionali'". Cosa pensa di questa frase?
"È una definizione molto bella, mi colpisce molto".

Quando è avvenuto il vostro incontro?
"Lo scorso anno, qui al teatro Sette, quando portava in scena un giallo. Era un venerdì, ancora una volta terz'ultimo giorno di repliche. In quella occasione, ha detto: 'Mi avete fatto riconciliare con il teatro. Questa è la dimostrazione che grazie all'entusiasmo e alla passione, anche con pochi mezzi si può fare tutto'. Avevamo messo in scena oggetti di casa, come spesso accade, e lui, abituato ad altre prospettive, ne è rimasto colpito".

Ed in occasione della terz'ultima replica di "Così parlò Zadrathustra" Proietti riverrà?
"Spero di sì. Fino ad ora ha visto due spettacoli in cui io ero uno degli ingranaggi. Con questo lavoro potrà conoscermi meglio. Comunque, devo dire che propongo questo nuovo lavoro con uno spirito completamente diverso. Prima di tutto non ho investito in nessun modo sull'immagine".

Cos'altro?
"In questo mestiere c'è sempre una ricerca del successo, gradino dopo gradino. Nel momento in cui viene raggiunto un livello se ne cerca subito un altro, altrimenti non si può essere contenti. Ma così non si arriva mai alla fine. Io, invece, ho raggiunto una sorte di pace con me stesso: conta quello che sto facendo al momento, non importa dove mi trovo...al Brancaccio, al Teatro Sette o in qualunque altro posto. Un palcoscenico è un palcoscenico e le persone sono sempre persone".

Il suo, è un cammino di crescita interiore che l'ha portata a relativizzare le cose?
"Penso di sì...o forse, è solo una follia del momento".

All'inizio lei hai conciliato l'attività teatrale con l'insegnamento. Poi cosa è accaduto?
"In realtà io ho sempre respirato l'arte perché sono figlio di due pianisti: argentino mio padre, belga mia madre. Poi, non sapendo proprio cosa scegliere per la vita ed avendo la passione per lo sport, ho frequentato l'Isef ed ho cominciato ad insegnare. Grazie ad un esaurimento nervoso sono capitato a teatro per la prima volta, e senza sapere come né perché mi sono messo a scrivere un testo per far ridere i miei genitori. L'ho messo in scena in casa improvvisando un sipario con una tenda. Così è iniziato tutto. Quando sono emersi i problemi del calo demografico e la scuola di sacerdoti irlandesi in cui insegnavo ha chiuso, ho deciso di cambiare...e quello che prima era un hobbie è poi diventata una professione. Anche se devo dire che per alcuni anni è rimasto un hobbie, visto che il lavoro non arrivava".

Il punto di svolta è stata la stagione 2002-2003?
"Ogni anno è una svolta, una svoltina, una svoltona. Grazie a Dio, non ho mai messo in scena commedie in modo superficiale. I risultati non li giudico, ovviamante, però posso dire di aver sempre lavorato dando il massimo. Ho anche allestito spettacoli con bambini ed adulti balbuzienti, a livello terapeutico".

intervista tratta da http://redazione.romaone.it/ sezione spettacolo